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Lo shock energetico porterà cambiamenti strutturali

Data pubblicazione: 27 maggio 2026

Autore:

Wealthype.ai per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Lo shock

energetico porterà cambiamenti strutturali
  1. Gli indici dei prezzi al consumo segnalano un’inflazione in risalita, ed è tutta colpa dell’energia.
  2. I prezzi delle materie prime risentono della situazione nello Stretto di Hormuz.
  3. In Europa, e non solo, torna la sfida della sicurezza energetica: cosa significa per chi investe?


EFFETTO ENERGIA SULL'INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO USA

Variazione percentuale annua ad aprile 2026

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Fonte: Bureau of Labor Statistics


C’è, di nuovo, un problema di inflazione. E la colpa è dell’energia. Ce lo conferma indirettamente il recente rapporto sui prezzi al consumo negli Stati Uniti. Concediamoci un momento per fare un punto sui numeri: secondo i dati del Bureau of Labor Statistics (1), ad aprile l’indice dei prezzi al consumo statunitense è aumentato del +0,6% su base mensile e del +3,8% rispetto all’anno precedente, in accelerazione rispetto al +3,3% di marzo.

 

A incidere in modo determinante è stata appunto l’energia: su base annua, questa voce ha riportato un rialzo del +17,9%. Anche l’Europa sembra essersi sganciata dall’obiettivo BCE cui si era faticosamente avvicinata dopo la fiammata inflazionistica del 2021-2022: gli ultimi dati Eurostat parlano di un +3,2% ad aprile per l’UE e di un +3% per l’area dell’euro (2).

 

Insomma, facciamola breve: lo shock energetico è tornato in scena. E tutto continua a ruotare intorno allo Stretto di Hormuz, geograficamente situato tra Oman e Iran e snodo cruciale per l’export globale di petrolio e gas naturale liquefatto. Lo Stretto è entrato nella partita nel momento in cui l’Iran ne ha preso il controllo, come misura ritorsiva contro l’iniziativa bellica di Stati Uniti e Israele. Da circa tre mesi, fasi di minacce e tensione si alternano ad altre segnate da qualche tentativo di distensione.

 

Fatto è che dal “rubinetto” di Hormuz oggi fatica ad arrivare petrolio. Per adesso ci sono le scorte: ma quanto possiamo andare avanti?

Scorte globali di petrolio: l’effetto Hormuz comincia a farsi sentire


Nell’edizione di maggio del suo rapporto sul mercato petrolifero (3), l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha aperto una riflessione sul ritmo dell’erosione delle scorte petrolifere globali a quasi tre mesi dall’inizio del conflitto in Iran. Più la situazione si protrae, più importanti saranno le conseguenze. Ovviamente. Ora si parla di una possibile riapertura di Hormuz tra giugno e luglio: in un quadro così delicato, ogni indiscrezione o segnale di segno opposto si traduce rapidamente in nuovi timori di carenze generalizzate e, di riflesso, in ulteriori oscillazioni dei prezzi dell’energia.


COM'È CAMBIATA IN UN ANNO LA PRODUZIONE DI PETROLIO GREGGIO

Dati in milioni di barili al giorno

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 Fonte: Agenzia internazionale dell'energia


Vulnerabilità energetica: le risposte di Stati Uniti e Cina


Come stanno reagendo le grandi potenze economiche? Gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro posizione grazie allo “shale oil” (il petrolio ricavato dalle rocce argillose): nelle quattro settimane terminate a metà maggio, le esportazioni nette USA di petrolio greggio e prodotti raffinati hanno raggiunto una media record di 5,9 milioni di barili al giorno, rispetto ai 3,3 milioni di un anno prima. Ma, come si chiede Javier Blas su Bloomberg (4)gli States possono mantenere questo livello di esportazioni nette ancora a lungo? Difficile. Finora la loro offerta ha fatto sì che i prezzi del petrolio si mantenessero su livelli tutto sommato ragionevoli: per evitare che prendano nuovamente il volo, serve un accordo con l’Iran. Anche perché il costo dell’energia rimane un tema estremamente delicato anche sul fronte domestico, come indirettamente ci confermano i dati sull’inflazione USA.

 

La Cina, dal canto suo, dà l’idea di stare ragionando sempre di più in ottica di sicurezza strategica di lungo periodo. Oggi Pechino si pone come un attore di primo piano nel campo delle rinnovabili: l’elettricità generata dai parchi eolici e solari rappresenta un quarto della produzione di elettricità (5). Il che, però, non basta a risolvere la questione della sicurezza energetica. E infatti, sicurezza energetica e nodo Iran sono stati sul tavolo del confronto che si è tenuto a metà maggio a Pechino, quando il presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping. I due rivali di sempre – Stati Uniti e Cina, appunto – hanno almeno questo in comune: uno Stretto da riaprire, nell’interesse di tutti.

Incognite geopolitiche, grattacapi energetici: e l’Europa che fa?


Per anni, la globalizzazione ha indotto a credere che l’interdipendenza economica fosse in qualche modo garanzia di stabilità: mercati aperti, estese catene di approvvigionamento e accesso relativamente agile alle risorse strategiche sembravano un vantaggio per tutti i principali attori economici. Oggi questo schema è fortemente in discussione e di fatto le catene globali degli approvvigionamenti si sono trasformate in strumenti di pressione geopolitica.

 

Pur con tutte le contromisure adottate dopo l’inizio delle ostilità tra Russia e Ucraina, ancora oggi l’Europa rimane una delle aree più esposte alle ripercussioni di questo nuovo scenario. L’UE dispone di risorse energetiche limitate rispetto agli Stati Uniti e continua a dipendere in larga parte dall’import. Allo stesso tempo, però, è una delle aree che più intende investire nella trasformazione del suo modello energetico, accelerando sulla diversificazione delle forniture di gas, sullo sviluppo delle rinnovabili, sui rigassificatori e sulle infrastrutture in generale. I progressi, naturalmente, non arrivano dal lunedì al martedì: i tempi sono lunghi, i costi importanti, e talvolta la complessità delle regole rischia di rallentare lo sviluppo di una filiera più autonoma.

In questo quadro, un maggior pragmatismo e una ben più convinta unità strategica tra tutti i Paesi membri sembrano essere le sole risposte possibili.


QUOTAZIONI DEL GAS NATURALE A CONFRONTO

In Europa, le tensioni geopolitiche si fanno sentire di più

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Fonte: elaborazione Wealthype.ai su dati Investing.com

Le sfide della sicurezza energetica: cosa significa tutto ciò per chi investe?


La storia economica ci dimostra come le grandi crisi energetiche abbiano spesso prodotto trasformazioni strutturali (6). Crisi petrolifera degli anni Settanta, pandemia, guerra Russia-Ucraina: ogni shock lascia un’eredità. Stavolta, l’eredità potrebbe tradursi in un maggior slancio nella transizione energetica. In passato, il dibattito si è concentrato soprattutto sugli aspetti ambientali della questione. Oggi è più evidente la sua connessione anche con questioni come la sicurezza nazionale, l’autonomia industriale, la resilienza economica. Tanto che anche in Europa si parla nuovamente – e sempre più insistentemente – di nucleare.

 

Tutto questo si traduce in un contesto certamente più complesso rispetto a quello cui per tanti anni siamo stati abituati: le tensioni sulle rotte energetiche, la competizione tecnologica e la ricerca di autonomia strategica stanno ridefinendo gli equilibri globali, e lo vediamo tutti i giorni. Il mare è meno calmo, diciamo, ma si può navigare, a patto di affidarsi alla giusta imbarcazione. Che vuol dire lavorare bene sulla pianificazione di lungo periodo e sulla costruzione di portafogli d’investimento correttamene diversificati e in grado di attraversare momenti differenti. Compreso, naturalmente, quello attuale.



(1) https://www.bls.gov/news.release/cpi.nr0.htm

(2) https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/prc_hicp_minr__custom_20077942/bookmark/table?lang=en&bookmarkId=b3de843c-6bb7-4b5b-bdb6-958ab3faea88&c=1770882646583

(3) https://www.iea.org/reports/oil-market-report-may-2025 e https://www.iea.org/reports/oil-market-report-may-2026

(4) https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2026-05-13/iran-war-how-long-can-us-oil-exports-keep-oil-prices-low

(5) https://www.dw.com/en/china-five-year-plan-energy-transition-solar-wind-coal-decarbonization/a-77147566

(6) https://it.finecobank.com/fineconomy/article/energia-guerre-e-volatilita-ma-l-s-p-500-segna-un-nuovo-massimo/


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